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Provincia di Firenze >> Qualità dell'aria >> Cause e effetti di sostanze inquinanti

Caratteristiche chimiche, tossicologiche e limiti di legge degli inquinanti atmosferici rilevati nelle stazioni di monitoraggio della Rete della Provincia di Firenze

tratto da: "Air Quality Guideline for Europe" del W.H.O. del 1989 (Linee guida per la Qualità dell’Aria in Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità)

Monossido di Carbonio - CO Biossido di azoto - NO2
Biossido di zolfo o anidride solforosa - SO2 Ozono - O3
Idrocarburi non metanici - NMHC Benzene - C6H6
Polveri o particelle sospese o particolato solido PTS, PM10, PM2.5

Monossido di carbonio - CO

 

Caratteristiche: gas tossico, incolore e inodore. Questo gas si forma prevalentemente durante la combustione di idrocarburi o in generale di sostanze organiche in condizioni di carenza di ossigeno. Esso ha un lungo tempo di persistenza nell'aria. Le fonti di rimozione del CO sono l'ossidazione nell'aria a CO2 e l'assorbimento da parte delle piante.

Fondo naturale: nell'aria pulita è presente in un intervallo di concentrazione che va da 0.01 a 0.20 ppm (corrispondenti a 0.0115 mg/m3 e 0.23 mg/m3).

Effetti sulla salute: se respiriamo aria contenente il gas CO si ha la produzione della carbossiemoglobina nel sangue. Quando la proporzione di carbossiemoglobina rispetto all’emoglobina è alta il sangue non riesce più a svolgere quella che è la sua funzione principale: il trasporto di ossigeno ai tessuti. Gli effetti dannosi della esposizione al CO sono quindi da imputare a una carenza di ossigeno nel sangue. Molte malattie cardiache sono aggravate da una esposizione al gas CO. Una esposizione a concentrazioni dell'ordine di 2000 ppm (2300 mg/m3) per 15 minuti è mortale. Una esposizione prolungata per diverse ore a concentrazioni dell'ordine di 50-100 ppm (57-115 mg/m3) causa vertigine, cefalea e indebolimento generale ma non è mortale. Una esposizione prolungata per diverse ore a concentrazioni dell'ordine di 10-30 ppm (11-34 mg/m3) causa allungamento dei tempi di reazione e difficoltà a svolgere attività fisica impegnativa. L'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa i seguenti valori guida da non superare: 100 mg/m3 come media su 15 min; 60 mg/m3 come media su 30 min; 30 mg/m3 come media su 1 ora; 10 mg/m3 come media su 8 ore. Gli effetti nocivi del monossido di carbonio sono amplificati nei fumatori.

Fonti di emissione: Tutte le combustioni di sostanze organiche producono CO. In città le maggiori fonti sono date dalle emissioni dei veicoli a motore endotermico (in particolare gli autoveicoli non catalizzati e i veicoli con motore 2 tempi). Si rilevano valori altissimi di CO anche nelle abitazioni laddove vi siano fumatori e/o cucine a gas senza un camino che porti all’esterno i fumi prodotti durante la cottura dei cibi.

Limiti di legge: per la qualità dell'aria viene usato il valore limite di 10 mg/m3 da non superare come media su 8 ore e di 40 mg/m3 come media di 1 ora (DPCM 28.3.1983).

Il DMA 25.11.94, che trova applicazione nelle aree urbane in cui è presente un'adeguata rete di monitoraggio, ha fissato i limiti di 15 mg/m3 come livello di attenzione e 30 mg/m3 come livello di allarme da non superare come media oraria.

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Biossido di azoto - NO2

 

Caratteristiche: gas di colore rosso-bruno, di odore pungente e soffocante, altamente tossico e forte ossidante. Contribuisce alla formazione dello smog fotochimico. Insieme all'anidride solforosa contribuisce alla formazione delle piogge acide che danneggiano boschi e monumenti. Il gas NO2 è un corrosivo per i metalli e le fibre tessili. Il colore nerastro della cappa di smog presente sopra le aree inquinate, che si può ben vedere guardando dall'alto e da lontano, è dato anche dal biossido di azoto oltre che dalle polveri.Per la precisione il gas NO2 contribuisce con una componente rosso-bruna al colore della cappa di smog.

Fondo naturale: nell'aria pulita è presente a concentrazioni che vanno da 0.0002 ppm a 0.005 ppm (da 0.38 a 9.4 mg/m3). La soglia olfattiva è tra 200 mg/m3 e 410 mg/m3 (si deve però tenere presente che si produce subito assuefazione e dopo poco l'odore di NO2 non viene più avvertito anche se è presente alla stessa concentrazione).

Fonti di emissione: Qualunque tipo di combustione o fiamma che avvenga in presenza di aria produce varie forme di ossidi di azoto (principalmente NO ma anche NO2e N2O) a causa della reazione dell'azoto (N2) con l'ossigeno (O2) contenuti nell'aria stessa. Successivamente alla combustione continua a formarsi NO2 grazie alla ossidazione di NO nell’atmosfera. E’ importante quindi sottolineare che nell'ambiente di una cucina con fornelli a gas senza un sistema di aspirazione dei gas combusti si può raggiungere valori di concentrazione di NO2 più alti di quelli che possiamo trovare sulle strade ad alta densità di traffico (durante la cottura si raggiungono da 470 a 1880 mg/m3 !). Il fumo di sigaretta contiene valori ancora più alti di NO2. Il tempo di permanenza medio degli ossidi di azoto nell'aria è molto breve: circa 3 giorni per l'NO2 e 4 per l'NO.

Effetti sulla salute: come il CO anche NO2 agisce sull'emoglobina, infatti questo gas ossida il ferro dell'emoglobina producendo metaemoglobina che non è più in grado di trasportare ossigeno. Una esposizione a concentrazioni dell'ordine di 500 ppm (950.000 mg/m3) per pochi minuti è mortale. Una esposizione a concentrazioni dell'ordine di 10-40 ppm (19.000-76.000 mg/m3) per pochi minuti può causare fibrosi ed enfisema polmonare. Esposizioni continuative a concentrazioni dell'ordine di 1000 mg/m3 aumentano la probabilità di contrarre infezioni polmonari ed esasperano i sintomi dei soggetti asmatici. L'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa i seguenti valori guida da non superare: 200 mg/m3 come media su 1 ora; 40 mg/m3 come media annuale.

Limiti di legge: Il valore guida da non superare è 50 mg/m3 come 50° percentile delle medie orarie rilevate durante l'anno (dal 1 gennaio al 31 dicembre) e 135 mg/m3 come 98° percentile delle medie orarie rilevate durante l'anno (DPR 203/88). Il valore limite da non superare è 200 mg/m3 come 98° percentile delle medie orarie rilevate durante l'anno (DPR 203/88).

Il DMA 25.11.94, che trova applicazione nelle aree urbane in cui è presente un'adeguata rete di monitoraggio, ha fissato il livello di attenzione al valore pari a 200 mg/m3 come media oraria e il livello di allarme pari a 400 mg/m3 sempre come media oraria. La direttiva 1999/30/CE dell’Unione Europea impone il valore limite orario di 200 mg/m3 da non superare più di 18 volte in un anno e il valore limite da non superare di 40 mg/m3 come media annuale. Questi limiti saranno pienamente attuativi il 1.1.2010. Entro tale data tali limiti verranno applicati in modo progressivo a partire dai limiti vigenti in ogni nazione dell’Unione Europea in modo tale che lo scarto vada progressivamente diminuendo fino ad azzerarsi nel 2010.

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Biossido di zolfo o anidride solforosa - SO2

 

Caratteristiche: gas incolore, dall'odore pungente, tossico. Tende ad accumularsi nei bassi strati dell'atmosfera. La soglia olfattiva è 0.3 ppm (780 mg/m3). Il gas SO2 nell'aria viene lentamente ossidato a SO3. Insieme al biossido di azoto contribuisce alla formazione delle piogge acide che danneggiano boschi e monumenti. Il gas SO2 danneggia anche le vernici e i metalli.

Fondo naturale: circa 0.0004 ppm (1 mg/m3).

Fonti di emissione: questo gas si forma principalmente durante la combustione di sostanze organiche che contengono zolfo. Per esempio, il carbone, l'olio combustibile e il gasolio per autotrazione o per riscaldamento sono prodotti caratterizzati dalla presenza di percentuali di zolfo nell'ordine di 0,1-1% e oltre che, durante la combustione, si trasforma in SO2.

Effetti sulla salute: Esposizioni prolungate a questo gas in concentrazioni di 2 ppm (5.200 mg/m3) possono provocare irritazione alle mucose nasali, bronchiti, tracheiti, malattie polmonari in genere e l'aggravamento di malattie cardiovascolari. L'anidride solforosa in presenza di nebbia amplifica i suoi effetti tossici. Infatti questa anidride si solubilizza velocemente nelle piccole gocce d'acqua. Le gocce più piccole possono arrivare fino in profondità nell'apparato polmonare causando bronco-costrizione, irritazione bronchiale e bronchite acuta. L'anidride solforosa aumenta i suoi effetti tossici anche in presenza di particelle sospese (polveri): è stato mostrato l'aumento della mortalità nelle città dove l'anidride solforosa ha raggiunto concentrazioni maggiori di 0.1 ppm (260 mg/m3) e contemporaneamente le polveri hanno raggiunto una concentrazione superiore a 250 mg/m3. L'esposizione a livelli di concentrazione anche più bassi, per esempio 0.01 ppm (26 mg/m3), ma protratta per lungo tempo, per esempio circa un anno, comporta un aumento dei ricoveri ospedalieri e delle malattie cardiovascolari. L'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa i seguenti valori guida da non superare: 500 mg/m3 come media su 10 min; 125 mg/m3 come media giornaliera; 50 mg/m3 come media annuale.

I danni dovuti alla esposizione alla SO2 sono amplificati nei fumatori e negli asmatici.

Limiti di legge: I valori guida da non superare sono 40-60 mg/m3 come media aritmetica delle medie giornaliere nel periodo annuale che va dal 1 aprile al 31 marzo dell'anno successivo e 100-150 mg/m3 come media giornaliera da calcolare nel periodo che va dalle 00 alle 24 di ciascun giorno (DPR 203/88). I valori limite da non superare sono 80 mg/m3 come mediana delle medie giornaliere rilevate durante l'anno (dal 1 aprile al 31 marzo), 250 mg/m3 come 98° percentile delle medie giornaliere rilevate durante l'anno (dal 1 aprile al 31 marzo) e 130 mg/m3 come mediana delle medie giornaliere rilevate durante il semestre invernale dal 1 ottobre al 31 marzo (DPR 203/88).

Il livello di attenzione è 125 mg/m3 come media giornaliera e il livello di allarme è 250 mg/m3 sempre come media (DMA 25.11.94).

La direttiva 1999/30/CE dell’Unione Europea impone il valore limite orario di 350 mg/m3 da non superare più di 24 volte in un anno e il valore limite giornaliero di 125 mg/m3 da non superare più di 3 volte all’anno. Infine la media annuale non deve superare 20 mg/m3. Questi limiti saranno pienamente applicati dal 1.1.2005 (ad esclusione della media annuale che è in vigore dal 19 luglio del 2001). Entro questa data tali limiti verranno applicati in modo progressivo a partire dai limiti vigenti in ogni nazione dell’Unione Europea in modo tale che lo scarto vada progressivamente diminuendo fino ad azzerarsi nel 2005.

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Ozono - O3

 

Caratteristiche: gas incolore, dall'odore pungente, fortissimo ossidante (l'odore dell'ozono è quello che si avverte per esempio in vicinanza di scariche elettriche e viene prodotto a partire dall’ossigeno).

Fondo naturale: molto variabile, circa 0.003-0.04 ppm (6-80 mg/m3). La variabilità del fondo naturale di ozono dipende principalmente dal regime dei venti, i quali talvolta possono portare a livello del suolo l'ozono presente normalmente alle alte altitudini dell'ozonosfera. L'ozonosfera è lo strato dell'atmosfera, di altezza compresa fra 15 e 50 Km circa, che contiene l'ozono formatosi spontaneamente dalla dissociazione radicalica dell'ossigeno ad opera dei raggi UV. Nell'ozonosfera la concentrazione dell'ozono è circa 10 ppm.

Fonti di emissione: A livello del suolo esso si forma come inquinante secondario grazie all'azione della luce solare sul biossido di azoto (NO2) e successivamente alla reazione con l’ossigeno. Col termine inquinante secondario si indica quell'inquinante che non è immesso direttamente in atmosfera dalle varie fonti di inquinamento, bensì successivamente, grazie a una serie di reazioni chimiche con altri inquinanti presenti nell'aria e/o con altri gas dell'atmosfera. L'attivazione di queste reazioni è conseguente alla presenza in atmosfera, oltre che di NO2, anche di precursori quali gli idrocarburi reattivi. Il tempo di persistenza dell'ozono nell'aria è di poche ore in presenza di altri inquinanti atmosferici, in particolare in presenza di monossido di azoto e idrocarburi, mentre nell'aria pulita l'ozono può rimanere anche alcuni mesi. Questo fatto ha come conseguenza che le concentrazioni più alte di ozono spesso si trovano nelle zone rurali più o meno vicine alle città o vicine alle zone industriali. Infatti i venti trasportano l'ozono e i suoi precursori lontano dalle zone urbane e qui, nelle intense giornate di sole, l'ozono si forma ma non viene consumato.

Effetti sulla salute: a concentrazioni di 0.1 ppm (200 mg/m3) provoca bruciore agli occhi, irritazione alla gola e alle vie respiratorie e secchezza delle fauci. A concentrazioni maggiori si ha una menomazione delle funzioni respiratorie e maggiore frequenza di attacchi asmatici. A elevate concentrazioni (oltre 2 ppm - 4.000 mg/m3 e oltre) può provocare la morte per edema polmonare. L'Organizzazione Mondiale della Sanità fissa i seguenti valori guida da non superare: 120 mg/m3 come media su 8 ore. Inoltre l'ozono provoca danni sulla vegetazione e quindi anche sui raccolti.

Limiti di legge: il valore limite da non superare è 200 mg/m3 come media oraria da non superare per più di una volta al mese (DPCM 28.3.83).

Il DMA 25.11.94 ha fissato il livello di attenzione pari a 180 mg/m3 come media oraria e il livello di allarme pari a 360 mg/m3 sempre come media oraria.

Il DM 16.5.96 fissa i seguenti 4 limiti da rispettare: 1) come livello per la protezione della salute il valore di 110 mg/m3 come media su 8 ore da calcolarsi 4 volte al giorno a partire dalle ore 00, 08, 12 e 16; 2) come livello per la protezione della vegetazione il valore di 200 mg/m3 come media oraria e 65 come media su 24 ore; 3) come livello di attenzione o di informazione alla popolazione la soglia di 180 mg/m3 come media oraria; 4) come livello di allarme il valore di 360 mg/m3 per il valore medio su un'ora.

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Idrocarburi non metanici - NMHC

 

Caratteristiche: con la dizione "idrocarburi non metanici" si intende indicare tutti quegli idrocarburi presenti nell'aria ad esclusione del metano. Infatti il metano, oltre a non essere tossico, è normalmente presente nell'aria e quindi non viene classificato come inquinante. Esistono decine di migliaia di composti organici noti ed usati dall'industria che possiamo ritrovare nell'aria o sotto forma di gas o sotto forma di vapore. Molti di questi sono tossici e/o cancerogeni. Non è chiaramente possibile descrivere sommariamente questa classe di composti, però generalmente nell'aria inquinata da idrocarburi non metanici troviamo le benzine e i solventi usati nell'industria.

Fondo naturale: Nell'aria è presente un fondo naturale di idrocarburi costituiti principalmente da metano. Il fondo naturale del metano è 1-1.5 ppm (650-1000 mg/m3) e degli idrocarburi non metanici (NMHC) è meno di 0.1 ppm (circa 150 mg/m3 per idrocarburi gassosi).

Effetti sulla salute: dipendono dal tipo di idrocarburi presenti. Gli idrocarburi alcani presenti nelle benzine sono poco o per niente tossici. Sono tossici e/o cancerogeni buona parte degli idrocarburi aromatici. Lo stesso dicasi per i composti organo-clorurati usati come pesticidi o come base dei polimeri industriali.

Gli idrocarburi hanno una spiccata tendenza a reagire, in presenza di luce, con gli ossidi di azoto e con l'ossigeno per dare origine allo smog fotochimico.

Limiti di legge: per questa classe di inquinanti è stato fissato un livello di riferimento, pari a 200 mg/m3 di Carbonio come concentrazione media di 3 ore da calcolarsi nella fascia oraria che va dalle ore 6 alle ore 9. Tale limite, tuttavia, non ha significato sanitario come gli altri a causa della eterogeneità dei singoli componenti. Deve essere considerato un riferimento da non superare per limitare il fenomeno smog fotochimico e contenere la produzione di ozono (DPCM 28.3.83).

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Benzene - C6H6

 

Caratteristiche: è un idrocarburo aromatico che fa parte degli NMHC ma viene analizzato a parte. Non esiste una fonte naturale rilevante di benzene; esso ha un'origine industriale di sintesi o di estrazione insieme al petrolio. Il benzene emesso nell'aria ha un tempo di dimezzamento della concentrazione di circa 1 giorno in presenza però non di aria pura ma di aria inquinata da ossidi di azoto e ossidi di zolfo (che fungono da iniziatori della decomposizione). Negli anni '80 la produzione mondiale di benzene era stimata in 14 milioni di tonnellate. Dato l'ampio uso che ne viene fatto il benzene si trova nell'aria in concentrazioni che vanno da 3 a 160 mg/m3. I valori più alti vengono trovati in città. La maggior sorgente di benzene è quella dovuta all'emissione dei motori a benzina e all'evaporazione durante il trasporto e la manipolazione delle benzine o del benzene stesso o di composti che lo contengono.

Fondo naturale: praticamente assente.

Effetti sulla salute: è una sostanza tossica e cancerogena. E' mortale una dose di 63.800 mg/m3 per 5-10 minuti. Causa sintomi neurotossici a concentrazioni maggiori di 3.200 mg/m3. Esposizioni a concentrazioni dell'ordine di 100 mg/m3 causano gravi danni al midollo osseo con conseguente diminuzione nel sangue di leucociti e linfociti e anemia.

Il benzene ha effetti cancerogeni. In questo caso non esiste una soglia di salvezza al di sotto della quale non abbiamo effetti: qualunque dose con tempi di esposizione più o meno lunghi può causare un tumore. Il cancro indotto dall'esposizione ad agenti tumorali generalmente ha dei tempi di latenza di 15 o 30 anni. Si deve però tenere presente che esiste una relazione dose-effetto, nel senso che esposizioni a dosi sempre più alte aumentano sempre più la probabilità di sviluppare un tumore. E' stato stimato che l'esposizione continua per tutta la durata di vita media alla dose di 1 mg/m3 produce una probabilità di contrarre un tumore di 4x10-6, ovvero se 1 milione di persone fossero esposte durante la loro vita continuamente al benzene con una concentrazione di 1 mg/m3 allora 4 di esse contrarrebbero un tumore dovuto al benzene.

Il fumo della sigaretta contiene benzene nella concentrazione variabile da 150.000 a 204.000 mg/m3.

Limiti di legge: l'obiettivo di qualità per il benzene è quello di non oltrepassare il valore di 15 mg/m3 come media annuale fino al 31.12.1998. Dal 1.1.1999 il valore da non oltrepassare sarà 10 mg/m3 sempre come media annuale (DMA 25.11.94). Per questo inquinante non sono state fissate soglie di attenzione o di allarme.

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Polveri o particelle sospese o particolato solido - PTS, PM10, PM2.5

 

Caratteristiche: Le polveri sospese che troviamo in ambiente urbano contengono minuscole particelle delle seguenti sostanze: aggregati di minerali, fuliggine, gomma dei pneumatici e materiale derivato dall'usura di frizioni e di freni dei veicoli. Si trovano inoltre cristalli di nitrato d’ammonio e solfato di ammonio. Le particelle sospese in aria sono composte da granuli di varia grandezza. Si va da granuli di diametro aerodinamico di circa 0.5 mm fino a granuli del diametro aerodinamico minore di 0.1 mm (ovvero 0.0001 mm). Più i granuli delle polveri sono piccoli e più a lungo essi restano sospesi nell'aria. Le particelle con diametro aerodinamico minore di 10 mm, indicate col simbolo PM10, e in particolare quelle con diametro inferiore a 2,5 mm, indicate col simbolo PM2.5, sono le più pericolose perché possono entrare in profondità nei polmoni.

La cappa di smog nerastra che vediamo sopra le grandi città è dovuta principalmente alla presenza di polvere aerodispersa e al biossido di azoto. Le polveri possono influire sul clima: insieme alla CO2 contribuiscono al riscaldamento dell'atmosfera per effetto serra. Con il termine "particelle totali sospese - PTS" si intende l'insieme di polveri presenti in atmosfera ovvero aventi granulometria fino a 100-150 mm, con il termine "PM10" si intende la frazione di polveri aventi granulometria inferiore a 10 mm, , con il termine "PM2.5" si intende la frazione di polveri aventi granulometria inferiore a 2,5 mm .

Fondo naturale: Il vento alza la polvere e le particelle più piccole (cioè quelle dal diametro minore di circa 0.1 mm) rimangono in aria per molto tempo. Inoltre sempre il vento sul mare forma spruzzi di acqua salata in cui l'acqua evapora e il sale rimane sotto forma di piccolissime particelle solide. Nei boschi le polveri possono essere costituite solo da pollini in determinati periodi dell'anno. L'eruzione di un vulcano produce immense quantità di polvere che può essere trasportata su lunghissime distanze (più le polveri arrivano alte e più saranno trasportate lontano, al limite un'esplosione di un vulcano può scagliare polveri nella stratosfera e da qui fare il giro del mondo più volte). Le tempeste di polvere nei deserti trasportano polveri su lunghe distanze (la polvere del Sahara può arrivare in Europa e persino nell'Amazzonia). Esiste quindi un fondo naturale di polvere anche se non ben quantificabile in quanto soggetto a notevole variabilità.

Fonti di emissione: come si può dedurre da quanto sopra riportato le polveri hanno sia un’origine naturale che una antropica. Per quanto riguarda la seconda si può dire che tutte le combustioni (in particolare di composti organici liquidi e solidi) producono polvere.

Effetti sulla salute: Gli effetti dannosi delle polveri investono principalmente l'apparato respiratorio. Le particelle più grandi, cioè con diametro maggiore a 5-10 mm, si fermano nelle parti meno profonde dell'apparato respiratorio e vengono quindi riespulse insieme al muco dalle cellule ciliate. Sono invece molto più pericolose le particelle del diametro minore di 5-10 mm perché esse arrivano fino agli alveoli polmonari e da qui vengono espulse molto più lentamente, dando luogo a un possibile assorbimento nel sangue delle particelle stesse con conseguente intossicazione. Inoltre le particelle di polvere, in particolare quelle di carbone, adsorbono sostanze inorganiche e organiche con facilità. Ecco quindi che esse fanno da vettore di trasporto di sostanze cancerogene, come il benzene, il benzopirene e le diossine, in particolare quando le polveri vengono prodotte dalla combustione di benzine o di sostanze organiche in generale.

Nelle polveri si trovano anche tracce di metalli, per esempio il piombo derivato dalle benzine col piombo. I danni prodotti dalle particelle sospese sono amplificati nei fumatori perché il fumo inibisce e rallenta l'attività di pulizia delle cellule ciliate (che vengono letteralmente bruciate dal calore e dagli acidi del fumo) con conseguente accumulo delle polveri stesse nei polmoni.

Limiti di legge: I valori guida sono stati fissati per le polveri misurate come "fumo nero equivalente" (tecnica che rileva l'intensità del colore nero della polvere). I valori da non superare sono 40-60 mg/m3 di fumo nero equivalente come media aritmetica delle medie giornaliere da calcolarsi nel periodo annuale che va dal 1 aprile al 31 marzo dell'anno successivo e 100-150 mg/m3 di fumo nero equivalente come media giornaliera dalle ore 00 alle ore 24 (DPR 203/88). I limiti massimi di accettabilità sono stati fissati per le polveri misurate come PTS (con tecnica gravimetrica). I valori da non superare sono 150 mg/m3 come media aritmetica delle medie giornaliere rilevate nell'arco di 1 anno e 300 mg/m3 come 95° percentile delle medie giornaliere da rilevate nell'arco di 1 anno (il periodo annuale in questione va dal 1 aprile al 31 marzo dell'anno successivo) (DPCM 28.3.83).

Per il parametro PTS è stato fissato anche il livello di attenzione, pari a 150 mg/m3 come media giornaliera e il livello di allarme pari a 300 mg/m3 come media giornaliera (DMA 25.11.94).

Il DMA 25.11.94 regolamenta anche il parametro PM10 prevedendo i seguenti obiettivi di qualità (ovvero valori medi annuali di riferimento da non superare): dal 1.1.1996 al 31.12.1998 non si deve superare 60 mg/m3 e dal 1.1.1999 non si deve superare 40 mg/m3.

La direttiva 1999/30/CE dell’Unione Europea, in riferimento a PM10, impone il valore limite giornaliero di 50 mg/m3 da non superare più di 35 volte in un anno e il valore limite annuale di 20 mg/m3. Questi limiti saranno pienamente attuativi il 1.1.2010. Entro tale data tali limiti verranno applicati in modo progressivo a partire dai limiti vigenti in ogni nazione dell’Unione Europea in modo tale che lo scarto vada progressivamente diminuendo fino ad azzerarsi nel 2005.

Per il PM2.5, le Direttive Europee e le norme italiane, in attesa di disporre di dati sufficienti, non hanno ancora fissato valori standard di riferimento. L'agenzia americana per la protezione ambientale (EPA) ha definito lo standard di riferimento con valore pari a 15 mg/m3 come media annuale.

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